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Cacc'e Mmitte di Lucera, rosso Doc

 
 
 
 

Lucera e la Capitanata

 

Lucera rappresenta un eccezionale compendio di innumerevoli elementi di storia, arte cultura ed enogastronomia. L’atmosfera che si respira è intrisa dalle essenze di culture e civiltà millenarie.

Data la sua felice posizione geografica, situata su tre colli al centro del Tavoliere delle Puglie, Lucera si pone come una meta ideale per i visitatori che giungono ad ammirare il mare e le bellezze del Gargano, come Vieste, Peschici, Monte Sant’Angelo e la Foresta Umbra.

Costituisce un punto di partenza ideale per i pellegrini che rendono visita a Padre Pio a San Giovanni Rotondo e rappresenta anche un avamposto ideale per scoprire il Subappennino Dauno ricco di tradizioni culturali, eno-gastronomiche e naturalistiche.

Lucera è una città antichissima, le cui origine sono di dubbia attribuzione. Anche il nome è oggetto di forti dispute: la tesi più diffusa vuole che derivi dall’etrusco “Luc– eri” (bosco-sacro), per i folti e numerosi boschi presenti in città fin da epoche remote.
Notevoli le testimonianze di epoca neolitica e del bronzo, e poi greca, dauna, sannita e romana.
Ottaviano Augusto la fece “colonia di diritto romano”, la cui maggiore testimonianza è rappresentata dall’Anfiteatro del I sec. a.C.
Sotto il dominio bizantino, Lucera fu sede del “catapano” (governatore speciale delle province dell’Impero), dal quale prese poi il nome tutta la regione: Capitanata.

La città conobbe il periodo di maggior splendore nel XIII sec. con Federico II di Svevia che intorno al 1222 vi trasferì dalla Sicilia circa 20.000 saraceni ai quali diede facoltà di “colonizzare” la città trasformandola in un vero e proprio centro mediorientale con harem, moschee e costumanze arabe.
Nel 1300 Carlo II d’Angiò fu l’artefice dell’orrendo eccidio della comunità saracena, mal sopportata fino a quel momento, ma continuò l’opera di “abbellimento edilizio” della città con la costruzione della Cattedrale dedicata a Santa Maria Patrona.

Dopo questi avvenimenti seguì un lungo periodo di decadenza che durò fino alla fine del regno borbonico. Ma la secolare inclinazione agricola della città non venne mai meno, anzi diventò uno dei poli agricoli più importanti del meridione.

   
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